Il viaggio comincia in banchina, ma dimenticate i siluri dell’Alta Velocità, la telediagnostica di serie, i monitor, i sedili ergonomici e il wi-fi. In Italia ci sono treni storici su cui si può ancora viaggiare, lungo ferrovie della memoria, con la vaporiera che sbuffa e le sospensioni che cigolano, i sedili di legno e i posaceneri, godendosi lo scorrere lento del panorama dal finestrino. Molti dei convogli d’epoca sono rimessi in servizio dalla Fondazione FS, che con il progetto Binari senza tempo ha riaperto al turismo diverse linee dismesse o a scarso traffico.
Ecco cinque borghi Bandiera Arancione in cui vivere questa esperienza: tra stazioni d’autore, treni a vapore e locomotive diventate monumento.
Pizzighettone (CR): il treno del Fasulin de l’öc
Ogni anno, tra fine ottobre e inizio novembre, un treno storico della Fondazione FS – locomotiva elettrica, carrozze Centoporte degli anni ’30 e Corbellini degli anni ’50 – collega Milano a Pizzighettone, con fermate intermedie e prosecuzione per Cremona. Il motivo? La festa dedicata al Fasulin de l’öc cun le cudeghe: fagiolini dall’occhio con le cotenne di maiale, piatto povero che nelle osterie del paese si serviva il 2 novembre, in coincidenza con la macellazione del maiale nelle cascine. Lo cucina il Gruppo Volontari Mura, l’associazione nata nel 1991 per recuperare la cinta muraria del borgo, e si mangia nelle casematte, ambienti con volte a botte e camini originali ancora in funzione.
Pizzighettone è città murata, chiusa da una cinta lunga 2 chilometri e alta 12 metri, con l’Adda che divide a metà il centro storico. La torre del Guado è l’unica testimonianza integra dell’antico castello, dove nel 1525 fu prigioniero Francesco I di Valois, re di Francia. Fra le chiese, San Bassiano, di impronta romanico-lombarda, e San Pietro, costruita nel Settecento e dagli anni Cinquanta del Novecento rivestita di marmi e mosaici dorati e policromi.

Varallo (VC): in treno a vapore fino al Sacro Monte
140 anni di anzianità e 54 chilometri di lunghezza per la ferrovia che collega Novara a Varallo: aperta per tratte dal 1883, fu completata l’11 aprile 1886. Ogni anno il progetto Treni storici per la Valsesia, curato dal Comune di Varallo e dalla Fondazione FS, propone un calendario di corse da Novara a Varallo, con fermate intermedie a Fara, Romagnano Sesia e Borgosesia, a bordo di treni con locomotive a vapore e carrozze degli anni ’20. All’arrivo si sceglie tra la visita guidata al centro storico, con le contrade e il ponte sul Mastallone, e quella al Sacro Monte, patrimonio Unesco: 44 cappelle e una basilica, costruite a partire dalla fine del Quattrocento su iniziativa del frate Bernardino Caimi.
Capoluogo della Valsesia, con un impianto urbanistico settecentesco ai piedi del Sacro Monte, Varallo ha nel centro storico la collegiata di San Gaudenzio, in cima a una grande scalinata, la chiesa di San Marco, di fondazione romanica, e il Palazzo dei Musei con la Pinacoteca e il Museo di Storia Naturale. Vicino alla salita al Sacro Monte, il più antico delle Alpi, c’è Santa Maria delle Grazie, custode della grande parete affrescata da Gaudenzio Ferrari.

Palena (CH): sulla Transiberiana d’Italia
A Palena passa la Sulmona-Isernia, altrimenti detta Ferrovia dei Parchi, ma anche Transiberiana d’Italia, soprannome coniato nel 1980 dal giornalista Luciano Zeppegno, che paragonò gli Altipiani Maggiori d’Abruzzo alla steppa siberiana. Inaugurata nel 1897, copre 128 chilometri tra Abruzzo e Molise attraversando due parchi nazionali, una riserva naturale Unesco, tratturi, ponti, viadotti e decine di piccole località. La stazione di Palena è a 1258 metri, appena dieci metri sotto quella di Rivisondoli-Pescocostanzo, la più alta di tutto il tracciato.
Palena è un paese da salire. Sta tra i monti Porrara e Coccia, sopra l’alta valle dell’Aventino, nel Parco nazionale della Maiella. Si parte dal nucleo altomedievale, tra archi e portali in pietra, con il piccolo Teatro Aventino e la chiesa della Madonna del Rosario, e si arriva al Castello Ducale dell’XI secolo, sede del Museo geopaleontologico dell’Alto Aventino. Più su, lungo il monte Porrara, il panorama si allarga fino ai 1272 metri dell’eremo della Madonna dell’Altare. E ancora, un’area faunistica abitata da tre orse marsicane e il museo dedicato alla specie.

Bova (RC): la locomotiva in piazza
A dire il vero a Bova la ferrovia non arriva (la stazione più vicina è Bova Marina, sulla linea ionica), ma nella piazza dedicata ai ferrovieri d’Italia, esposta come un’opera d’arte, c’è una locomotiva con più di un secolo di vita. Costruita nel 1912 dall’Ansaldo di Genova per il servizio merci e viaggiatori, è l’esemplare n. 54 del gruppo 740 (modello 009), proveniente dal Deposito Locomotive di Castelvetrano-Trapani, ed è ferma qui dal 7 maggio 1988.
Tra Ionio e Aspromonte, Bova sta in cima a uno sperone su cui, secondo la leggenda, resta l’impronta del piede di una regina. Nel punto più alto c’è il castello normanno; nel centro storico, la cattedrale con la Madonna con Bambino di Rinaldo Bonanno, il Museo di paleontologia e scienze naturali e il Museo della lingua greco-calabra Gerhard Rohlfs.

Tempio Pausania (OT): sul Trenino Verde in Gallura
La stazione di Tempio Pausania fu costruita nel 1931, in sostituzione di quella del 1888. All’interno conserva le pitture di Giuseppe Biasi, tra i maggiori esponenti della pittura sarda del Novecento: scene di vita campestre e quotidiana, in parte perdute. Da qui parte il Trenino Verde della Sardegna. La tratta Tempio-Luras dura circa 45 minuti, senza fermate intermedie, e attraversa la Gallura tra rocce di granito e querce da sughero. Si può scegliere la sola andata, l’andata e ritorno oppure il percorso inverso, partendo da Luras, che conserva sepolture del III millennio a.C.
Di fondazione romana, Tempio Pausania sorge su un altopiano granitico fitto di sughere e vigneti, con il monte Limbara sullo sfondo e il centro storico in pietra grigia. In piazza San Pietro, raccolta tra i palazzi, si affacciano la cattedrale, gli oratori di Santa Croce e del Rosario e il teatro del Carmine; in piazza Faber c’è la «ragnatela» colorata ideata da Renzo Piano per l’amico Fabrizio De André, che scelse di vivere nella campagna dell’Agnata.
