Piace immaginarlo seduto su una panchina, Mimmo Beneventano. Seduto a riposare, leggere e scrivere su una panchina di Sasso di Castalda, il paese Bandiera Arancione TCI della provincia di Potenza, di cui era originaria la sua famiglia. Anche se Mimmo era nato in Campania, e viveva a Ottaviano, nella sterminata provincia napoletana ai piedi del Vesuvio. Provincia difficile dove venne assassinato, il 7 novembre 1980 in un agguato di camorra, uno dei tanti della stagione di terrore a cavallo degli anni Ottanta ispirata dal boss Raffaele Cutolo.

Vista su Sasso di Castalda

Il medico buono, poesia su pietra e Mariele Ventre secondo Jorit

Al momento dell’uccisione aveva 32 anni: fronte alta, barba folta, occhi scavati, nelle poche immagini in bianco e nero che si trovano in rete lo si vede sempre con un sorriso largo, bonario, di uno che ama quel che sta facendo. Che nel suo caso era il mestiere di medico, un medico impegnato che intendeva la professione stando dalla parte dei deboli, contro le ingiustizie, come faceva anche fuori dello studio, tra i banchi del Comune di Ottaviano, in cui era consigliere d’opposizione per il PCI.

«Mimmo era molto legato al nostro paese, tornava ogni mese perché aveva aperto uno studio nella casa dello zio, riceveva i paesani e non si faceva pagare», racconta Mariangela Laurino, assessore alla Cultura di Sasso di Castalda. Così legato che dopo l’assassinio venne sepolto qui, in Lucania, nel piccolo cimitero arroccato sulla montagna, tra la gente che lo considerava “il medico buono”.

Il centro storico di Sasso di Castalda

«Per ricordarlo abbiamo pensato a un gesto non convenzionale, non la solita targa – che pure in paese c’è, come c’è un largo che porta il suo nome – ma qualcosa che unisse memoria, arte e comunità, un atto di rigenerazione urbana che fosse anche un mezzo per costruire un’identità condivisa». Quel mezzo sono sei nuove panchine che assomigliano a libri aperti, sulle cui pagine di pietra sono disegnati alcuni versi delle poesie che Beneventano scriveva. «Spesso erano poesie tristi, ma abbiamo cercato quelle nelle cui parole si respira più speranza», spiega.

«Il progetto “Panchine poetiche” è un tassello di un cammino in cui la memoria diventa viva e si trasforma in accoglienza». Collocate nelle vie strette del centro storico, tra case di pietra e slarghi con una vista enorme sull’Appennino, le panchine sono solo uno dei progetti con cui Sasso di Castalda cerca di riagganciare il proprio passato e proiettarlo nel futuro. «Qualche mese fa abbiamo inaugurato anche il murale dedicato a Mariele Ventre, la fondatrice e direttrice del Piccolo coro dell’Antoniano, la cui madre era originaria di qui», prosegue Laurino. L’opera è stata realizzata da Jorit, artista napoletano che ha inaugurato il progetto Street art nel borgo – Arte pubblica per il rilancio di Sasso di Castalda.

Il murale di Jorit dedicato a Mariele Ventre

Dal Ponte alla luna ai sentieri

«L’idea è di costruire un percorso di memoria, che sia una traccia delle persone legate a questo territorio. Un percorso iniziato con il Ponte alla luna, dedicato a Rocco Petrone, direttore del lancio dell’Apollo 11 alla Nasa, che ha nelle panchine e nel murale altre due tappe. Di modo che chi visita il paese si incuriosisca e magari approfondisca la vita di queste persone che per noi sono state importanti». Importanti come lo sono le montagne che circondano il paese, paesaggio da vivere che adesso si cerca di valorizzare investendo nei sentieri e nelle attività all’aria aperta, «perché altrimenti la gente viene solo per fare l’adrenalinica esperienza del Ponte alla luna e poi se ne va. E invece ci sono chilometri e chilometri di mulattiere, tracciati di pastori e carbonai, sentieri come l’anello di 22 chilometri dedicato al beato Pier Giorgio Frassati, percorsi per stare tre giorni a Sasso e continuare a camminare nella natura».

Che poi era quello che pensava di fare Beneventano – cui è dedicato il Sentiero della legalità –, che in una delle sue poesie oggi incise sulle panchine di Sasso scrisse «Continuerò ad andare da solo, lungo prati senza sentieri: con la terra nelle scarpe e la speranza oltre le balze». Da solo, ma con un paese alle spalle.

Il Ponte alla Luna a Sasso di Castalda