L’orgoglio di Brisighella, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, si chiama Brisighello. Sembra un gioco di parole, neanche troppo felice, ma sono almeno cinquant’anni che è così. Brisighello non è una maschera di Carnevale, anche se il nome potrebbe farlo pensare, ma un olio extravergine d’oliva. E non uno qualunque: è il primo olio Dop d’Italia. «Il 1° luglio 1996 abbiamo ottenuto la certificazione dal Ministero dell’Agricoltura e dall’Unione europea», racconta Franco Spada, presidente onorario della Cab, la cooperativa agricoltori Brisighella che riunisce circa 200 produttori, tutti con appezzamenti piccoli e piccolissimi, ed è alla base di questa inaspettata storia di successo.

Il microclima giusto e la Nostrana, varietà autoctona

Inaspettata perché questa parte d’Italia non è certo quella da dove si pensa arrivi uno degli oli migliori d’Italia, eppure vuoi per un dono della natura, vuoi per la lungimiranza dei produttori locali, l’olio di Brisighella – dal 2005 comune Bandiera Arancione della provincia di Ravenna – è tra i più ricercati dai ristoratori.

Ma perché quest’olio è cosi particolare? «Dietro Brisighella il crinale dell’Appennino è basso. Dalla Toscana i venti miti scavallano facilmente, in inverno tengono lontane le nebbie e regalano temperature più alte che nelle zone vicine. Così qui abbiamo un microclima come se fossimo 300 chilometri più a sud, all’altezza di Pescara», spiega Spada. Il resto lo fanno le vene di gesso e le colline che come una quinta teatrale chiudono la vallata ai venti che arrivano da est. «Il microclima fa sì che in questa zona di 25 kmq si coltivino ulivi da sempre, oggi abbiamo oltre 200mila piante». Sul territorio le colture principali sono ancora altre, oggi kiwi e pesche, un tempo le viti, ma l’ulivo ha un ruolo particolare, anche perché la varietà di olive (la Nostrana di Brisighella) è autoctona, l’unica che ha dimostrato di resistere bene agli inverni comunque freddi.

Particolare perché il suo successo è figlio di una scommessa visionaria. «Nel 1972 abbiamo aperto il nostro frantoio, assai moderno per l’epoca, e nel 1975 abbiamo brevettato il marchio Brisighello. Era il primo olio che imbottigliavamo e aveva già allora delle etichette parlanti, dove raccontavamo tutti i componenti della filiera con i nomi di chi aveva raccolto, molito e imbottigliato».

Non solo, anticipavano anche i discorsi sulla tracciabilità. «Certificavamo la provenienza locale e il processo produttivo. E lo facevamo sul serio, tanto che sull’etichetta c’era anche la firma di un notaio di Faenza», racconta. Fu un successo inaspettato. «Ne parlarono ovunque e tutti i ristoratori iniziarono a cercare il nostro olio. Crebbe il valore del prodotto, ma le dimensioni produttive sono rimaste sempre quelle. Nel 1996 quando iniziò la certificazione Dop noi avevamo praticamente tutto già fatto». E infatti il Brisighello è stato (con altri due) il primo olio Dop d’Italia.

Brisighella, olive

La sagra di novembre e il sentiero tra le pievi

Da ben prima, siamo alla 66a edizione, in paese l’ultimo weekend di novembre si tiene la Sagra dell’ulivo e dell’olio. «Una volta coincideva con la fine della raccolta, ora invece iniziamo a ottobre e concludiamo intorno al 9, 10», spiega. Oltre alla sagra, che conclude un mese di eventi dedicati al territorio, a Brisighella c’è anche un Sentiero dell’olio, un circuito di 8 km che parte dalla stazione e tocca le pievi attraversando gli uliveti più antichi del paese, ma anche i vigneti, i campi dove si coltiva il carciofo Moretto tipico della zona e gli affioramenti di gesso che fanno parte del Parco della Vena del Gesso. «E nella cripta della Pieve di S. Giovanni in Ottavo ci sono anche i resti di un frantoio di epoca romana». Perché, per quanto possa sembrare strano, a Brisighella l’olio è davvero una storia antica.