L’Ottocento porta anche a Pistoia i segni tangibili di una modernità generatrice di trasformazioni profonde nella vita e nelle abitudini quotidiane. Il primo servizio a rete, antesignano di quello che oggi è il servizio idrico integrato, ossia l’acquedotto pubblico, inizia ad essere concepito già durante il granducato lorenese, quando le prime osservazioni e analisi sulle acque dei pozzi usati per l’approvvigionamento idropotabile iniziano a dare adito a critiche e dubbi di natura igienico-sanitaria.
All’indomani dell’Unità d’Italia il Municipio di Pistoia decide di seguire i lavori per la costruzione della Strada Ferrata d’Italia Centrale, o più comunemente Porrettana, confidando che, contestualmente alle perforazioni per ricavare i trafori, possa essere trovata una sorgente da poter utilizzare ai fini acquedottistici. Provvidenzialmente tale circostanza si verifica durante lo scavo della Galleria dell’Appennino, tra San Mommè e Pracchia: inizia dunque un iter che si conclude il 25 luglio 1873 con il primo zampillo della fontana in piazza San Francesco.
L’acquedotto rappresenta per l’epoca un’opera ad alto contenuto tecnologico, per la cui realizzazione concorrono svariati settori produttivi e competenze professionali. Lungo poco più di 12 km, corre quasi parallelo al corso del torrente Ombrone fino al bacino di carico di Capostrada, ancora oggi riconoscibile grazie al portale sormontato dallo stemma comunale, a due nicchie con fontanelle e alle torrette d’ispezione nella parte superiore.
Il sindaco Pietro Bozzi, che affronterà le delicate questioni del risanamento del bilancio e dell’unificazione delle cortine nel comune unico, è il protagonista della realizzazione di questa infrastruttura, avversata trasversalmente per diverse motivazioni.
Il Regolamento d’uso diventa il passo successivo alla realizzazione dell’acquedotto, che sarà costantemente interessato da integrazioni e innovazioni; allo stesso modo le iconiche fontanelle cilindriche in ghisa del tipo “Carobbi” verranno affiancate a più riprese da altri terminali utilizzatori.
Il secolare sistema delle gore sopravvive comunque fuori e dentro le mura fino al secondo dopoguerra per usi irrigui ed energetici, con regolari concessioni demaniali, perdendo progressivamente campo in entrambi i settori.
Ancora oggi le strutture legate al vecchio acquedotto, dalle opere di presa a quelle di regolazione e di utilizzo, così come quelle relative al sistema delle gore, sono individuabili e leggibili nel contesto urbano ed extraurbano: condensano l’evoluzione tecnologica di poco più di 150 anni ed evidenziano i mutamenti sociali ed economici che hanno progressivamente coinvolto la città.
Lorenzo Cristofani è docente di Discipline meccaniche all'Istituto professionale "De Franceschi - Pacinotti" di Pistoia e pubblicista. Ha curato inchieste e rubriche su tematiche ambientali ed energetiche per testate online; collabora con periodici locali occupandosi di microstoria, archeologia industriale e tradizioni popolari
Pantheon degli Uomini Illustri
piazza S. Francesco – Pistoia
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.
Posti limitati.
Prenotazioni:
pistoia@volontaritouring.it


