“𝑬̀ 𝒒𝒖𝒊 𝒓𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒆̀ 𝒒𝒖𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒃𝒊𝒍 𝒎𝒆𝒔𝒆 c𝒉𝒆 𝒔𝒗𝒆𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒂𝒅 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆 𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒊...”
Ogni volta che si cantano queste strofe, a Varese Ligure, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, non è solo il calendario che cambia: è l’aria stessa che si riempie di una felicità antica.
Ogni anno, il 1° maggio, torna il Cantamaggio: una festa che non si spiega, si vive.
È il giorno in cui tutto il paese si rimette in cammino: suona, canta, brinda, annuncia la primavera casa per casa, come si fa da secoli. Non c’è copione, non c’è recita. Solo le voci, la musica, i passi fra le strade di sempre. E ogni sorriso, ogni porta che si apre, ogni bicchiere di vino che viene offerto, ricorda che questo rito non è passato, è presente. È futuro.
Da una valle all’altra, da un paese all’altro, cambia la musica, cambiano le parole. Ma l’anima è sempre quella: festeggiare insieme il ritorno della primavera, della vita, del futuro.
Come sempre senza bisogno di dirlo. Con le fisarmoniche, i fiori, i sorrisi e quella voglia antica di cantare la primavera”.
Queste sono le parole di un “maggiante”, che ogni anno si ritrova nel proprio paese natio per rispettare la tradizione.
La tradizione del “Maggio” di Varese Ligure è ancora viva e legata a canoni esecutivi originali. Il testo che i “maggianti” interpretano, risale ad una novella di Giulio Cesare Croce (cantore popolare bolognese) risalente al 1622 ed è costituito da due lezioni diverse ed individuabili: una di carattere colto e letterario, l’altra con un impianto popolare e passi dialettali.
Nonostante questo territorio sia profondamente cambiato, la tradizione è rimasta viva e radicata.
La celebrazione di questo rituale resta come segno forte e tangibile di una comunità, che vive sulla sua terra, la presidia, la coltiva, la utilizza e la ama.







