Il ripristino della natura non è più un tema riservato agli addetti ai lavori. Sta entrando (fortunatamente) nel dibattito pubblico e nel linguaggio delle amministrazioni locali, perché riguarda da vicino anche il modo in cui si progettano i luoghi e si garantisce la qualità della vita dei cittadini.

Occorre considerare un dato di fatto: le condizioni ambientali di oggi sono molti diverse da quelle del secolo scorso e sono destinate a mutare purtroppo velocemente a causa dei cambiamenti climatici di cui siamo anche noi responsabili. In questo senso, dunque, l’idea di vivere bene sul nostro Pianeta ci deve spingere a ripensare i modelli di uso e di consumo del territorio.

In Italia, il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) è lo strumento che può aiutarci: dovrà infatti tradurre in scelte concrete la Nature Restoration Law, il regolamento europeo approvato nel giugno 2024, definendo priorità, obiettivi e misure operative.

Genova partecipa alla consultazione pubblica

È di pochi giorni fa la decisione del Comune di Genova di aderire formalmente alla consultazione pubblica sul Piano che il Governo ha avviato lo scorso aprile e che sarà aperta fino al 9 giugno. Abbiamo già parlato qui dell’importanza che questa consultazione ha per il Touring Club Italiano, nonostante i ritardi accumulati nei mesi scorsi.

Il fatto che Genova – tra le maggiori aree metropolitane del Paese e tra quelle che più hanno sofferto delle conseguenze dei cambiamenti climatici e di uno sviluppo disordinato e all’insegna del cemento – abbia deciso di prendere una posizione ha un valore che va oltre l’episodio singolo. Significa riconoscere che il livello locale può essere parte attiva di un processo europeo e che il Piano di Ripristino può avere ricadute dirette sulla pianificazione delle città.

È interessante poi notare che l’adesione formale alla consultazione è stata presentata congiuntamente su proposta di due assessorati: quello all'Urbanistica e verde urbano e quello all’Ambiente e sostenibilità. Le tematiche affrontate dal PNR sono infatti ampiamente trasversali.

Come dichiarato dalle due assessore ad alcuni organi di stampa, questa partecipazione permette di contribuire positivamente al dibattito e allo scambio di esperienze sul Piano evidenziando le buone pratiche di integrazione tra pianificazione urbanistica e politiche di ripristino della natura che la città ha adottato attraverso le recenti modifiche al Piano Urbanistico Comunale.

Genova ha introdotto il depaving nel Piano Urbanistico Comunale

Genova è infatti la prima in Italia ad aver inserito esplicitamente il depaving – ovvero il processo di depavimentazione delle superfici impermeabili – tra le regole urbanistiche per sostituire, dove possibile, aree impermeabili con suolo permeabile, cioè alberi e verde. È un passo importante perché il depaving diventa un criterio di governo del territorio e non più un’esperienza episodica.

Che cos'è la depavimentazione

Depavimentare non significa però semplicemente togliere l’asfalto ma sostituirlo con soluzioni che consentano all’acqua di infiltrarsi o di rallentare lo scorrimento come nel caso di aiuole drenanti o filari alberati che permettono di ridisegnare strade o piazze in modo tale da assorbire l’acqua nel terreno ­sottostante piuttosto che spingerla velocemente nelle fognature. 

Questa strategia consente di ridurre il fenomeno delle isole di calore – molto diffuso nelle città – ma anche di mitigare gli effetti degli eventi climatici estremi rendendo il suolo maggiormente drenante oltre che migliorare la vivibilità urbana.

La Restoration Law riguarda anche le città

Un punto centrale, ma spesso trascurato, è infatti che la Nature Restoration Law – e conseguentemente il PNR – non riguarda solo gli ecosistemi marini, fluviali o agricoli. L’art. 8 del regolamento include gli ecosistemi urbani, riconoscendo che le città sono ambienti fragili e anch’esse destinatarie di interventi di ripristino della natura.

Le aree urbane sono chiamate a raggiungere obiettivi ambiziosi, ovvero a fermare entro il 2030 la perdita netta di aree verdi e di copertura arborea, per poi aumentare questi spazi negli anni successivi. In altre parole, si sancisce in modo chiaro che il verde urbano non è un elemento accessorio ma una vera e propria infrastruttura in grado di fornire benefici ecosistemici.

In Italia i Comuni interessati dall’art. 8 del regolamento sono quasi 2.800: si tratta di una sfida che tocca da vicino centri urbani piccoli e grandi. Occorre vedere però in questa richiesta europea di adeguamento non una costrizione ma una grande opportunità per ripensare le nostre (belle) città come ambienti più resilienti, più vivibili, capaci di rispondere agli effetti del cambiamento climatico e quindi anche più attrattive dal punto di vista turistico.

Il Touring Club Italiano e il progetto Obiettivo Ripristino Natura

In questa prospettiva si inserisce il progetto Obiettivo Ripristino Natura, promosso da Touring Club Italiano, Lipu e WWF Italia, che punta a rendere centrale per l’opinione pubblica e per i decisori il tema e a sostenere un confronto più consapevole sulle scelte da compiere per portare il ripristino della natura da un piano astratto e distante dalle persone a uno più concreto che ha a che fare con la qualità del nostro vivere.